Dentro il Lavoro – Direttivo SPI CGIL Lucca: le aree interne della Provincia e la sanità

Dentro il Lavoro – Direttivo SPI CGIL Lucca: le aree interne della Provincia e la sanità

Sanità, servizi sociali e territorio: sono questi gli argomenti di cui si è discusso nel direttivo organizzato martedì 27 dalla CGIL Lucca al Sassone di Fobbia. L’iniziativa, a cui hanno partecipato rappresentanti sia sindacali e politici a livello provinciale e regionale che dei lavoratori della sanità, è stata l’occasione per fare il punto sullo stato e sulle problematiche della Valle del Serchio. Sebbene ricca di potenzialità e risorse, come tutte le aree interne è caratterizzata dalla significativa mancanza o distanza, in termini di tempi di percorrenza, dai centri di erogazione dei servizi essenziali (salute, istruzione, mobilità, connettività). 

Le maggiori criticità sono state individuate nei servizi pubblici, in particolare socio sanitari, per i quali si è assistito negli ultimi anni ad un costante disimpegno sul territorio, e nelle infrastrutture. Una delle conseguenze è la difficoltà negli spostamenti, legata sì alla sua conformazione, ma anche alla povera gestione della sua fragilità idrogeologica e dei servizi di trasporto pubblico. Un primo intervento riguardo quest’ultimo problema sarebbe l’elettrificazione della linea ferroviaria e l’aumento delle stazioni di scambio, trasformando il servizio ferroviario da punto debole a perno delle vie di comunicazione della Valle del Serchio, da integrare con il trasporto su strada. 

Ma l’argomento principe del convegno è stato quello dei servizi socio-sanitari, centrale dopo 18 mesi di pandemia, nonché fattore importantissimo nel determinare la vivibilità di un luogo. In questo ambito sono state evidenziate numerose criticità: in primis la carenza di personale medico, infermieristico e sanitario, acuita dalla marginalità della zona che danneggia le prospettive a livello di carriera. Ma anche l’incapacità dei servizi territoriali nella presa in carico a tutto tondo del paziente, e nella mancanza di un ospedale unico che funga da baricentro, in grado di offrire tutta l’assistenza medica necessaria nei casi di emergenza/urgenza tramite il pronto soccorso e la presenza di medici specialisti sufficienti a garantire il servizio. 

Gli interventi dei partecipanti hanno messo in chiaro come la pandemia dovrà essere un punto di svolta, grazie anche agli investimenti che potranno arrivare dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. In particolare per il settore socio-sanitario, proveniente da anni di tagli che hanno contribuito a determinare le difficoltà incontrate in questo periodo, sarà al centro di un’opera di rafforzamento strutturale. Questo, come è emerso dal confronto, dovrà essere frutto di una programmazione di ampio respiro, che guardi al lungo periodo e tenga di conto dell’integrazione del lavoro di ospedali e presidi socio-sanitari territoriali, con particolare attenzione alle peculiarità locali.  

Gli ingredienti che sono stati individuati per un potenziamento duraturo ed efficace possono essere sintetizzati in quattro punti principali. Potenziamento infrastrutturale e della strumentazione, a partire dalla realizzazione dell’ospedale unico; Prossimità ai pazienti, con una presa in carico del malato a 360 gradi, che venga dal lavoro integrato di ospedali, assistenza sanitaria territoriale, domiciliare e telematica, sgravando gli ospedali di buona parte del lavoro e garantendo ai pazienti cure mirate in ogni momento della lotta alla patologia; Formazione, più aperta e mirata a soddisfare la richiesta degli specialisti mancanti; e di conseguenza Assunzioni, non solo per colmare le carenze di personale sanitario, ma fatte anche in modo da incentivare la loro permanenza e regolarizzare le grandi disuguaglianze di retribuzione che si possono trovare nel settore.